Il Web nella politica italiana
Sono iniziati i lavori di MediEncounter, il primo incontro dei blogger attivisti del Mediterraneo. Posso dire con cognizione di causa che gli arabi sono agguerritissimi, portano esempi concreti e puntuali sulle rivolte in Egitto, Tunisia e il movimento del 20 febbraio che sta mobilitando anche il Marocco. Le donne blogger del Maghreb in particolare descrivono le rivoluzioni del nord africa come il Risorgimento della dignità, contro regimi che hanno fatto della menzogna l'arma principale della propaganda. Riassumo il contenuto degli interventi.
Khadr Salameh, blogger libanese. I social media non hanno creato la rivoluzione ma hanno solo permesso alle persone di organizzarsi. Tuttavia non si può attribuire alla Rete in sè il successo delle rivolte: migliaia di operai e lavoratori sono scesi in piazza senza sapere leggere o scrivere, senza conoscere facebook o saper utilizzare un pc.
Ricorda che oggi in Bahrein i cittadini sono molto attivi online, ma la rivoluzione non riesce a decollare a causa della maggioranza sciita. Allo stesso modo in Libia, a causa di problemi politici più complessi, la rivolta finora non ha portato al rovesciamento del regime di Gheddafi.
Zineb el Rhazoui è stata arrestata nel 2010 dalla polizia marocchina, accusata di furto. Da tempo era già sotto osservazione delle autorità come confondatrice del the Movement alternative to individual liberties (Mali) e per avere organizzato una manifestazione contro il digiuno durante il Ramadan. Non crede che gli americani abbiano inventato Facebook per fare la rivoluzione; ma dove la televisione è di propaganda e i giornali indipendenti non riescono a sopravvivereallora i social network diventano l'unico rifugio anche per i professionisti dell'informazione.
Facebook e i blog, molto più di Twitter, hanno permesso ai giornalisti di organizzarsi. Per i giovani la Rete è la piattaforma di dibattito e della mobilitazione. Il movimento del 20 febbraio è nato su facebook. Il problema è la natura stessa del regime che non garantisce trasparenza ai suoi cittadini. Per questo i cittadini reclamano libertà e democrazia e denunciano abusi e violenze. La polizia esercita un controllo totale e repressivo sui cyberattivisti che sono sorvegliati e continuamente monitoriati.
Fatma Riahi, blogger tunisina arrestata nel 2009. Daily motion e YouTube sono stati probiti dal regime di Ben Ali dal 2006. A seguito dell'attacco di alcuni hacker anonimi alle pagine online del governo, il 13 gennaio 2011 sono stati riaperti, così come i blog (dal 3 gennaio) e almeno 50 testate di informazione online. Ma la rivoluzione era già in atto.
Il popolo tunisino aveva chiesto a Ben Ali di essere rispettato, non di accedere alla rete. Wikileaks ha diffuso molti documenti segreti che alcuni attivisti hanno tradotto e reso accessibile. Sulla falsariga del sito di Assange è nato Tunileaks che ha raccolto tutti i documenti che parlavano del governo di Ben Ali.
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