Il Web nella politica italiana
La rivoluzione tunisina è stata 2.0. I cittadini che nel paese magrebino hanno portato avanti oltre un mese di proteste contro il carovita e il governo dittatoriale di Ben Ali sono riusciti a organizzarsi nei giorni grazie ai social media, e in particolare grazie a Twitter (hashtag #Tunesien, #tunisia) e Facebook. Intanto sul gruppo Revolution Tunisienne proseguono i messaggi di solidarietà anche dall'estero, nonostante la guerriglia nelle strade sia stata sedata e sia già in carica un governo provvisorio.
Secondo Daniele Sensi "la Rete costituisce -se usata consapevolmente- una sana minaccia anarchica: ne sa qualcosa l'oramai ex presidente Ben Ali, che dinanzi al precipitare della situazione se n'era andato in televisione a promettere che avrebbe reso nuovamente accessibili Youtube, Facebook, Twitter ed ogni altro sito internet oscurato. Troppo tardi: il giorno seguente, i suoi compatrioti già lo avevano cacciato dal paese. E pensare che qualche nostro analista ancora insiste coi "giovani in rivolta perché ridotti alla fame".
Già su Blogger senza frontiere e Tv Politik avevamo affrontato la resistenza dei giovani di Tunisi che continuavano a comunicare via social media nonostante la repressione delle forze dell'ordine. Sin dall'inizio di gennaio era stato diffuso via Facebook il video shock che "mostra i morti che vengono trasportati forse in ospedale. Una tragedia per il pane si sta consumando nel nord Africa. Manifestazioni in Tunisia e in Algeria dove si contano almeno 4 morti. La polizia spara sui manifestanti.
Si teme rivolta globale. Sarebbero almeno 20 le persone morte durante gli scontri di piazza in Tunisia fra ieri e oggi. Lo riferiscono fonti dell'opposizione. Le vittime sono rimaste uccise a Tala, dove gli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine, iniziati nella serata di ieri, sono proseguiti per tutta la notte, e a Kasserine, nella zona centro-occidentale del Paese, dove si sono registrati quattro morti". Il video è qui.
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