Il Web nella politica italiana
A chi lavora nel campo dei mass media non suonerà strana la parola "watchdog", termine utilizzato per indicare il giornalismo che fa da "cane da guardia" del potere, cioè che cerca di sorvegliare come si comportano i potenti ed è pronto ad "abbaiare" - leggi "rivelare" - le malefatte di chi sta seduto in alto.
Ci sono esempi illustri di giornalismo-watchdog. Banalmente, il caso Watergate, dove furono due giornalisti a smascherare l'impeachment nel mondo politico statunitense fino a provocare le dimissioni del presidente NIxon.
Ebbene, con il web ora sono gli utenti ad avere questo ruolo.
A riportare un'interessante riflessione su questo tema è Le Monde, di cui vi proponiamo alcuni stralci:
"Mentre le elezioni presidenziali americane si avvicinano, il web pullula di siti-cittadini come Money and Politics, Follow The Money o Open Secrets, che mettono in luce i legami tra gli affari e la politica.
Gli scandali politico-finanziari che scuotono regolarmente Washington hanno contribuito a sviluppare un sentimento di sfiducia degli americani verso i loro eletti. "Molte persone negli Stati Uniti ne hanno abbastanza di vedere fino a che punto le lobby influenzano le decisioni politiche, sottolinea Dan Newman, fondatore di Maplight, un nuovo sito che mette in relazione i finanziamenti della campagna degli eletti e le decisioni politiche prese da questi ultimi una volta al potere.
Andate, per esempio, a dare un'occhiata a Congresspedia, una sorta di enciclopedia virtuale strutturata come Wikipedia. Propone delle schede, continuamente aggiornabili, sui membri del congresso americano e si basa sulla collaborazione dell'utenza. Il sito è colmo di informazioni sui legami tra economia e politica.
In Italia, invece, qual è la situazione? Nel web ci sono blogger watchdog? La Rete può avere questo ruolo o i politici continueranno a fare i loro interessi senza che la gente possa opporsi?
(Post tratto da Blogosfere Politica e Società)
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